Greggio, rischio guerra civile e i ritardi Ue in Libia

Fonte: Impaginato Quotidiano del 30/01/2019

Precipita la sicurezza nella parte meridionale della Libia, dove Al-Qaeda nel Maghreb islamico è largamente incontrastata grazie ai legami con i leader delle milizie locali. Dopo la sua sconfitta a Sirte, lo Stato islamico ha trovato un rifugio nel sud, un passaggio che si frappone con la volontà di andare a referendum e quindi a elezioni anticipate.

C’è il rischio di una prolungata guerra civile?

Gli sforzi, interocutori e non sempre efficaci, dell’Ue e dell’Onu per fermare una deriva, pericolosa e controproducente, che sta ritardando la normalizzazione istituzionale del paese si sommano ad alcuni elementi che di fatto si sono frapposti con i programmi di fine 2018.

Lo ha ammesso apertamente il presidente della Libyan National Oil Corporation (NOC) Mustafa Sanallah secondo cui la riapertura del giacimento di Sharara è diventata più complicata dopo il lancio dell’operazione militare nel sud della Libia. Prima della destabilizzazione, il giacimento produceva fino a 315.000 barili al giorno (bpd) con una perdita secca di 13.000 bpd di capacità dal mese scorso a causa degli episodi di violenza e razzie.

L’obiettivo della mossa organizzata dall’esercito del generale Khalifa Haftar è quella di combattere il terrorismo e così poter controllare le strutture petrolifere, ma evidentemente nel paese le due sensibilità che convivono su mille e più temi, in questo caso come in altri, non collimano.

E dal momento che il tema del greggio e dei giacimenti è in assoluto il più significativo, ecco che lo scenario appare ancora più frastagliato e incompleto.

Tra l’altro Sanallah, in occasione di un suo viaggio a Londra dove si trovava ancora ieri ha usato, forse per la prima volta, parole dall’alto valore simbolico: ha detto che nella regione e nelle strutture petrolifere si stanno verificando eventi che avranno conseguenze sconosciute per la Libia e per la Noc.

Alludendo, quindi, ad un territorio inesplorato fino d oggi, come può essere ad esempio il perdurare di una situazione di stallo nel giacimento di Sharara, all’interno del quale si starebbe profilando uno schema di questo tipo e non del tutto gradito allo stesso Sanallah: schierare le Guardie della Petroleum Facilities (PFG), gestite direttamente dal Noc.

In sostanza una forza mista, diretta sia dal governo di Accordo Nazionale a Tripoli e quindi con il sostegno delle Nazioni Unite, che dal vertice del Noc. Resta adesso da capire cosa ne pensa Haftar e come immaginerà le prossime contromosse.

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